Dottor Khaled Rawash .. ciao caro, ciao dottore
Nei campi di Viareggio, Khaled, come altri compagni e amici, traduceva per me le mie conferenze e le discussioni con politici, sindacalisti e partecipanti. E ne ero felice, perché Khaled metteva tutto ciò che possedeva al servizio della Palestina e della sua causa.

Oggi abbiamo perso il medico combattente e la persona dal cuore buono, il dottor Khaled Rawash, giordano, palestinese, italianizzato e internazionalista. Ha vissuto ed è morto con la Palestina nel cuore, nella mente, nel lavoro, nella lotta e nel pensiero. Non le ha mai negato nulla: è stato un fedayyin per lei, un medico che curava le sue ferite, e un amante appassionato che l’ha portata nel cuore e nella mente, solcando i mari e viaggiando per il mondo per farla conoscere.
Ho conosciuto il caro amico Khaled Rawash per la prima volta in Italia nel 2008, in un campo internazionalista palestinese, arabo e italiano di solidarietà, nel campo di Viareggio per famiglie e giovani, dedicato alla solidarietà tra i popoli, le forze, le personalità e le istituzioni progressiste impegnate per la Palestina in Europa, e in particolare in Italia. Il dottor Khaled era presente insieme al dottor Sharif e a sua moglie Sharafiyya (Um Amer), che Dio l’abbia in misericordia, al dottor Fawzi, al dottor Abu Dawood, e a Rajeh, Shukri, Saeed, Bahaa, Mohammad, Tareq, Basel e altri, fondatori dell’(Unione ODAP), che ha supervisionato il campo dal 2007 fino alla sua conclusione nel 2011. Lì ho anche conosciuto la moglie di Khaled, anch’essa medico, e i suoi figli Sara, Sami e Nour, che lavoravano insieme a lui e agli altri come un alveare instancabile nel campo.
Da quel momento è nata tra noi un’amicizia, un rispetto reciproco e un impegno di lotta comune, coronati da un tour di presentazione del mio libro (“L’alba degli uccelli liberi”), pubblicato in lingua italiana, che ho firmato in diverse città italiane nel 2014. Khaled e Sharif mi hanno ospitato a casa loro più volte, in visite private e di lavoro in Italia. Ho conosciuto anche sua madre, che era in visita da lui, e abbiamo festeggiato un compleanno nella sua bella casa, tra gli ulivi, insieme al cavallo che possedeva. Quelle “serate khalediane” ci riportavano alla nostra terra e ai nostri ulivi del Levante e della Mezzaluna Fertile. Una volta mi regalò una grande bottiglia di olio d’oliva del suo piccolo uliveto, che arrivò con me sana e salva fino a Oslo, in Norvegia.
Ho presentato il mio libro a Imperia, la sua città, ed è stato lui il mio traduttore in quella serata interessante. Il giorno seguente siamo partiti io, lui e il compagno Saeed al-Majdalawi in macchina verso Torino, e confesso che quel viaggio è stato uno dei più belli che abbia vissuto in Italia, perché mi ha permesso di vedere le montagne, i villaggi e le cittadine italiane lungo tutto il percorso da Imperia a Torino. Lì siamo stati accolti dalla compagna Pina con sua figlia piccola. Ho firmato il mio libro in un incontro tutto al femminile, dove tutte le presenti erano donne, ad eccezione di noi ospiti: io, Khaled e Saeed, come appare nella foto allegata.
Nei campi di Viareggio, Khaled, come altri compagni e amici, traduceva per me le mie conferenze e le discussioni con politici, sindacalisti e partecipanti. E ne ero felice, perché Khaled metteva tutto ciò che possedeva al servizio della Palestina e della sua causa.
Khaled ha vissuto ed è morto fedele ai suoi principi e alle sue convinzioni, e la Palestina è rimasta la sua causa più sacra. Nessuno sapeva che fosse di nazionalità e nascita giordana: tutti pensavano fosse palestinese, e anch’io lo credevo prima di conoscerlo da vicino. La nazionalità è fatta di convinzioni, appartenenza, sacralità, dignità, libertà, umanità e lotta sincera e onesta.
In questo grande lutto, porgo le mie condoglianze alla moglie, ai figli e alla famiglia dell’amato Khaled Rawash, così come al suo compagno di vita e di cammino, il caro amico dottor Sharif (Abu Amer), e a tutti coloro che lo hanno amato: compagni, amici e conoscenti.
Addio, compagno di strada. Restiamo fedeli al nostro patto.
Nidal Hamad
4 aprile 2026

