Studenti contro il Technion

Comunicato sull’evento “Qual è il confine etico della ricerca accademica? Dibattito aperto sulla cooperazione tra l’Unica e il Technion”- L’UNIVERSITÀ SFUGGE AL CONFRONTO CON GLI STUDENTI

Venerdì mattina, in aula Teatro nella Facoltà di Scienze Politiche, si è tenuto l’atteso dibattito tra posizioni favorevoli e contrarie all’accordo di cooperazione tra Unica e il Technion.

 
L’evento era stato concordato, nelle modalità e nei tempi dovuti, con le istituzioni dell’Ateneo, affinché venisse meno la criticità fondamentale che nel recente passato ha portato alla revoca delle concessioni delle aule in cui si sarebbero dovuti tenere i dibattiti su questo tema, dalla Israeli Apartheid Week a oggi.

 
Nonostante l’invito e le modalità di svolgimento dell’evento fossero stati comunicati alle più alte cariche dell’Università già a giugno, *nessuna di queste si è presentata per affrontare apertamente la discussione* su quali siano i limiti etici che comporta una collaborazione di ricerca universitaria con un’accademia fortemente complice in quello che a tutti gli effetti è un regime di apartheid.

 
Le prime a declinare l’invito al dibattito sono state Maria Del Zompo, Rettrice del nostro Ateneo, e Micaela Morelli, Prorettrice alla ricerca e referente dell’accordo con il Technion, adducendo come giustificazione gli impegni istituzionali che le loro cariche comportano. Tuttavia la Rettrice aveva assicurato una presenza istituzionale nella persona del Prorettore Pietro Ciarlo. Quest’ultimo, *a venti minuti dall’inizio del dibattito, a causa di un improvviso malessere, a sua volta non ha partecipato all’evento mattutino*.

 
Appare quindi del tutto evidente *la volontà di sottrarsi al confronto, celandola come una pretesa posizione neutrale, ma che a questo punto non possiamo leggere diversamente da un malcelato schieramento a favore della politica di oppressione israeliana*, poiché, per dirla con il premio Nobel per la Pace Desmond Tutu, “*se si è neutrali in situazioni di ingiustizia, si è scelto il lato dell’oppressore*”.

 
Molte le domande che avremmo voluto fare alle istituzioni, riguardanti ad esempio una posizione in merito all’accordo tra il Technion e l’Ateneo cagliaritano, sul ruolo del boicottaggio come leva da parte della comunità internazionale e delle istituzioni accademiche affinché Israele rispetti il diritto internazionale e i diritti umani del popolo palestinese.

 
Alla luce dell’assenza di stamattina, cadono totalmente le spiegazioni ufficiali con le quali sono avvenute le revoche delle autorizzazioni all’utilizzo delle aule universitarie in occasione di iniziative riguardanti l’accordo di cooperazione Unica-Technion: “L’Ateneo ha tra i suoi valori fondanti il pluralismo, la libertà da ogni condizionamento ideologico, confessionale e politico e il pieno rispetto delle pari opportunità anche tra differenti posizioni culturali”. La mancata partecipazione al dibattito, manifesta in modo evidentemente *come le istituzioni di questo Ateneo non siano poi così interessate al pluralismo e al confronto franco e aperto anche con posizioni culturali differenti*.

 
Nonostante questa grave assenza il dibattito si è tenuto regolarmente, e sarebbe stato proficuo per le istituzioni del nostro Ateneo partecipare e ascoltare le analisi dei relatori. Grazie al loro contributo la platea ha potuto conoscere la natura e le caratteristiche peculiari dell’apartheid cui sono vittima i palestinesi che, pur avendo tratti in comune con quello che fu il regime sudafricano, si distacca da quest’ultimo per dimensione e gravità della separazione.
Si è analizzata la caratteristica dimensione che assume l’esercito nella cultura sionista, una dimensione totalizzante, tanto che solo chi svolge il servizio militare può godere appieno dei diritti civili nella sedicente unica democrazia del Medio Oriente. Struttura militare e sociale che ha delle conseguenze nel ruolo che il Technion ricopre nel contesto descritto.

 
Al termine degli interventi si è aperto il dibattito con il pubblico, un pubblico eterogeneo composto da studenti, docenti, ricercatori e non accademici. I diversi contributi e la sintesi del moderatore, hanno rilevato l’importanza di continuare un percorso di ricerca e di divulgazione delle informazioni riguardanti le interazioni che lo Stato di Israele instaura con gli altri Stati, a partire da quelli di natura istituzionale e accademica, che spesso e volentieri poco hanno a che vedere con motivi di libera ricerca, ma piuttosto sono condizionati da interessi che sono prettamente politici. *La ricerca, per quanto libera, dovrebbe ispirarsi ai principi e valori fondanti della Costituzione*, a cui la stessa Accademia si richiama.

 
Ma noi continueremo nella nostra lotta: se le istituzioni universitarie hanno deciso di non venire a parlare con noi, saremo noi a cercarle nelle loro sedi. È per questo che *martedì abbiamo chiamato un sit-in* in via Università durante lo svolgimento del Senato Accademico, per consegnare alla Rettrice le firme degli studenti in totale disaccordo con le scelte che la loro Università compie.

 
A questo sit-in *chiamiamo alla partecipazione tutti gli studenti e i docenti che hanno firmato l’appello per non rinnovare l’accordo*; sottolineando ancora una volta il senso del boicottaggio accademico, che ha lo scopo,

 

evidentemente ancora non colto da molti, di costringere Israele a rispondere davanti al mondo intero dei crimini commessi, affinché il progetto sionista venga definitivamente abbandonato.

 
Vi invitiamo a unirvi a noi e a sostenere tramite il boicottaggio la lotta del popolo palestinese fino al raggiungimento della libertà, della giustizia e dell’eguaglianza.

 

 

 

 

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